L’Angel Face Cocktail

Angel Face Cocktail

L’Angel Face Cocktail

L’Angel Face Cocktail rappresenta un drink molto semplice da preparare. In realtà, l’Angel Face Cocktail nasce per ispirare al palato un gusto raffinato e sorprendente, grazie alla presenza di elementi ormai considerati vintage come l’apricot brandy e il Calvados.

Il gusto di questo drink a base di gin è equilibrato ma anche pieno, con un retrogusto di albicocca che ben si abbina ai dessert e ai dolci. Rotondo al palato, con decisi sapori fruttati, è anche obnubilante ai sensi: il suo alto grado etilico ne fa un drink alcolico non da poco!

Storia e fortuna dell’Angel Face Cocktail

Nasce probabilmente negli anni Venti e viene menzionato per la prima volta nella pubblicazione della raccolta di ricette del bartender inglese Harry Craddock, il Savoy Cocktail Book (1930). Citando una miscelazione composta come l’Angel Face Cocktail, rende intuibile la sua presenza tra i drink di inizio secolo specie per la presenza del Calvados, alternativa al brandy dopo l’attacco della filossera ai vigneti europei.

La fonte di ispirazione sembra essere stato un celebre gangster Angel Face che, all’epoca del proibizionismo americano, era un personaggio assai noto tra le gang che gestivano il controllo del traffico di super alcolici. A chiamarlo con tal nome sembra fu il celebre barman Harry Mac Elhone, fondatore dell Harry’s Bar di Parigi. Secondo altri sarebbe stato chiamato così a causa del protagonista di Casablanca, il Rick Blaine detto Angel Face, magari rinominandolo dato che il film uscì negli anni Quaranta.

La ricetta dell’Angel Face Cocktail IBA

Le dosi alcoliche sono uguali tra loro.
Infatti vanno versati 3 cl di:

– Calvados
– Gin
– Apricot brandy

Per prepararlo, versa tutti gli ingredienti nello shaker, già riempito di cubetti di ghiaccio. Agita e filtra in un bicchiere da cocktail.

La ricetta originale dell’Angel Face Cocktail vuole che sia mixato nello shaker, ma alcuni barman lo preparano nel mixing glass. Attenzione, per amalgamare gli ingredienti del drink, lo shaker è fondamentale, anche per unirne i sapori al meglio.

Calvados, l’ingrediente cocktail raffinato

Distillato dal sidro, ottenuto dalla rifermentazione delle mele, il Calvados è acidulo, a basso tenore di alcol.
Tipico della produzione alcolica della Normandia, sembra che il suo nome derivi da un galeone spagnolo incagliato sulle coste francesi. El Salvador che nella guerra tra Francia e Spagna rappresentava un augurio per i brindisi di vittoria. Secondo altri deriva dal nome stesso della regione Calvados, ovvero “calva dorsa”, costa priva di alberi.

In Normandia non si coltivano vini dalla fine del Seicento, in seguito ad una intensa gelata che ne distrusse le coltivazioni. Per questo, la nascita del distillato detto anche “eau de vie de cidre”, o acquavite di sidro, fu quasi naturale.

Già ai primi del XVII secolo c’è notizia di una confraternita, l’ordine dei distillatori di “Eau de cidre de Normandie”, che si batteva per limitarne la produzione solo in Normandia e Bretagna. Ancora oggi i distillati di vino inglesi, che non siano quindi di queste regioni, si chiamano Apple Brandy.

Preparazione del Calvados

Nasce dalla selezione delle mele coltivate, circa 120 tipi, suddivise in mele acidule, dolci, dolci e amare e del tutto amare, che vengono utilizzate secondo diverse percentuali.

La polpa delle mele viene schiacciata e spremuta per ottenerne il mout, o succo, tramite torchio tradizionale meccanico o moderno, a vite. Si fermenta con lieviti, o naturali delle bucce di mele o selezionati, a temperatura controllata e per circa 1-3 mesi.
Il sidro sarà poi distillato in alambicchi e si otterrà un Calvados di circa 72 gradi!

L’invecchiamento in botti di legno di Troncais o di Limousin, oppure legni dell’Alsazia-Lorena, arriva anche fino ai 30 anni.
I profumi di mela favoriscono l’abbinamento con i dolci con spezie come cannella e vaniglia, formaggi di latte vaccino Livarot o salame affumicato Andouillette – spesso il il Calvados bianco è utilizzato anche solo come digestivo, come per le grappe bianche.

Il periodo d’oro del Calvados risale ai primi del Novecento. L’infestazione della filossera devastò i vigneti europei e la sua popolarità si accrebbe in modo inversamente proporzionale alle scorte di Cognac che si estinguevano.

Dopo le due guerre mondiali, molte distillerie interruppero la produzione di Calvados. Si tornò infatti alla distillazione in modo lento ma progressivo. La nuova rinascita del Calvados ci fu negli anni Ottanta  con un nuovo disciplinare.

In molti cocktail si usa il Calvados per impreziosirne il gusto, come nel Bentley, o nel Between the Sheets.

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